“Fuga dei cervelli”, se ne sente parlare ovunque, da anni. Ma cosa si intende con questa espressione, esattamente? Per rispondere a questa domanda, facciamo un passo indietro e volgiamo lo sguardo per prima cosa alla lingua italiana.
Scorrendo le pagine dei quotidiani italiani è frequente imbattersi in titoli come “Armiamo i cervelli, non gli eserciti”; o ancora “Siamo la regione che attira più talenti e cervelli”; e, per continuare*, “Cervelli in partenza”, ”Cervelli truffati”,* oltre all’onnipresente “Fuga dei cervelli”, da cui siamo partiti.
Chi sono, dunque, questi “cervelli” di cui tanto si parla e tanto si scrive in Italia?
In senso figurato, la parola cervelli è usata per riferirsi a persone di grande mente, di fine intelletto e di straordinaria capacità nel proprio settore di attività o di studio, che si tratti di scienza, tecnica o di altri campi: sentiamo spesso parlare di cervelli della fisica, ad esempio, o ancora di cervelli dell’economia o della politica.
Ma ciò di cui sentiamo soprattutto parlare è, dicevamo, la FUGA dei cervelli, espressione con cui viene indicato l’esodo, la partenza in massa di studiosi e ricercatori, dall’Italia verso altri Paesi che offrono migliori condizioni di vita e di lavoro, retribuzioni più elevate e migliori opportunità di carriera.
La fuga dei cervelli italiani: è proprio questo il tema a cui è dedicato questo episodio.
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Fuga dei cervelli, dicevamo. L’espressione nasce sul modello di un’altra espressione, fuga di capitali, con cui ci si riferisce a quel fenomeno economico che si verifica quando grandi quantità di attività finanziarie - denaro, investimenti o titoli - escono rapidamente da un Paese, come conseguenza della ricerca di maggiore sicurezza o rendimenti migliori altrove, spesso in risposta a incertezze o instabilità nel Paese di origine.
L’espressione fuga dei cervelli ricalca quella inglese brain drain, coniata dalla British Royal Society tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio degli anni '60, per descrivere il fenomeno dell'emigrazione di un gran numero di scienziati, ingegneri e medici altamente qualificati dal Regno Unito verso il Nord America, soprattutto verso gli Stati Uniti e il Canada. Oggi l’espressione, nelle varie traduzioni, è adottata a livello globale per descrivere la migrazione di persone altamente istruite o capaci da un Paese a un altro, solitamente da nazioni meno sviluppate ad altre più ricche, in cerca di migliori condizioni e opportunità.
In Italia l’emorragia di capitale umano qualificato è un problema così serio che se ne scrivono perfino canzoni. Nel gennaio del 2011 il rapper pugliese Caparezza dedica alla questione la sua Goodbye Malinconia, **di cui ascoltiamo un breve estratto:
E chi vuole rimanere, ma come fa?! Ha le mani legate come Andromeda!
Qua ogni rapporto si complica come quello di Washington con Teheran
Si peggiora con l'età, ti viene il broncio da Gary Coleman
Metti nella valigia la collera e scappa da Malincònia
Tanto se ne vanno tutti! Da qua se ne vanno tutti!